Sbandieratori e Musici città di Grugliasco /

Scopri la nostra storia pluridecennale

La Bandiera nella Storia

Fin dalle epoche più remote l'uomo ha sentito la necessità di riconoscersi in un gruppo, in una comunità.
Non pare quindi strano il fatto che, a partire dalle società della antica Mesopotamia fino ai giorni nostri, vi sia stato un continuo e ininterrotto proliferare di bandiere e stendardi, sotto i quali riconoscersi.
Ciò avveniva sia in tempi di pace sia in guerra: ecco quindi l'uso dei vessilli in battaglia, quando sospinti e guidati dai tamburi che rullavano ininterrottamente i soldati si lanciavano con ardore nella battaglia.

Al pari degli strumenti musicali quali chiarine e tamburi, però, le bandiere venivano utilizzate anche per trasmettere ordinialle truppe tramite i comandanti sul campo: ecco quindi che una bandiera lanciata in alto poteva dare inizio all'assalto, oppure un cambio di ritmo dei rullanti poteva ordinare la ritirata.

Nel corso dei secoli, però, al pari di altre discipline quali la scherma anche l' "Arte di maneggiar la bandiera" si è andata via via affinando per opera di nobili, soldati e cavalieri che hanno codificato una serie di figure e lanci.


Quest'arte è fortemente legata al territorio, infatti non di rado si possono notare grandi differenze negli esercizi svolti da guppi di paesi a distanza di pochi chilometri l'uno dall'altro.
In alcuni casi, ad esempio, l'esercizio dell'alfiere era un vero e proprio rito propiziatorio, da cui dipendevano le sorti dell'anno successivo, mentre in altri attraverso il lancio in alto della bandiera si chiedeva l'intercessione di un santo o della Madonna.
A prima vista può apparire strano e bizzarro il connubio spada-bandiera; ma per comprenderne invece la coerenza occorre una premessa di chiarificazione.

Il Seicento fu il secolo d'oro per la scherma italiana; non tanto per il moltiplicarsi di trattati sulle armi bianche, quanto per il gran numero d'eccellenti maestri e scuole d'armi presenti in Italia, le quali diffusero l'arte italiana dell'armeggiare in tutta Europa. Esse non si limitarono alla sola applicazione scolastica o accademica delle varie tecniche, ma si preoccuparono soprattutto dell'efficacia, nell'intento di soddisfare le esigenze militari e quelle nate in occasione di duelli, integrando il sapiente uso della spada e l'insegnamento della scherma con spada e pugnale, con spada e rotella (un piccolo scudo in uso nei sec. XVI e XVII) o altri scudi, o ancora per l'appunto, con spada e bandiera ecc.

A quell'epoca l'alfiere era ufficiale di fanteria, di cavalleria o di marineria; talvolta aveva anche il ruolo di Luogotenente. Per poter assumere il comando in situazioni particolari e sostituire quindi il Capitano, aveva ricevuto nozioni di strategia tattica, di combattimenti corpo a corpo e principi di scherma. Come si legge in un trattato di addestramento di giovani ufficiali a proposito dell'uso della bandiera: "ne' cammini e per tutto dove l'onore dell'Alfiere non l'obbligava a maneggiarla e a difenderla da sé; nelle battaglie e negli scontri di ogni maniera l'Alfiere dei cavalli, come quello dei fanti, tenevano l'insegna inalberata, ma questi con la mano sinistra, impugnata con la destra la spada per combattere,...".


Di certo sappiamo che, oltre all'equitazione, al ballo e alle tattiche militari, l'utilizzare la bandiera, con o senza la spada, divenne via via nei tempi di pace una dilettevole forma di esibizione, di maestria, una sorta di educazione fisica dei nobili; prova ne è un'attestazione di Jacopo Gelli, il quale riporta un episodio svoltosi a Parma nel '700 in un'Accademia d'esercizi cavallereschi dove, tra rappresentanti della nobiltà, si svolgevano tornei di picca e di bandiera o addirittura "giuochi con una e due bandiere".

Quest'esercizio divenne in seguito quasi una "moda dell'epoca", tanto che il grado stesso di alfiere cadde in disuso nelle cavallerie ed in seguito anche nelle fanterie, quando le Compagnie furono accorpate in battaglioni e il suo ruolo si trasformò in quello di Portainsegna del reggimento. Il Seicento fu il periodo più prospero per le scuole di scherma italiane, di gran lunga superiori alle scuole francesi, ora rinomate; esse erano guide ed elemento trainante nella cultura della pratica dell'arma bianca, anche oltralpe.


Nel corso dei secoli successivi quest'Arte cadde in disuso, ma con il nuovo secolo e la riscoperta del Medioevo, periodo storico in cui affonda le sue radici la nostra cultura occidentale, si accrebbe l'interesse per la figura dello sbandieratore, e lungo tutta la penisola nacquero gruppi storico-folkloristici i quali si riproponevano di rievocare le gesta di questi abili atleti.

A tutt'oggi si possono contare in Italia centinaia di diverse associazioni le quali ripropongono con impegno e rigore storico le coreografie ed evoluzioni degli sbandieratori medievali-rinascimentali. Non bisogna pensare al lavoro dello sbandieratore odierno come una semplice riproposizione, però: ogni gruppo infatti attraverso l'allenamento costante dei propri membri porta avanti un discorso di riscoperta e di rinnovo della tradizione, inventando sempre nuovi esercizi e perfezionando le tecniche, aiutati anche dall'evoluzione dei materiali.

Ed è proprio grazie a questa passione che anima anche tutti i componenti dell'Associazione Sbandieratori e musici di Grugliasco che è possibile rivivere ancora oggi, durante rievocazioni storiche e competizioni tra sbandieratori, le atmosfere di centinaia di anni fa, mantenendo inalterato lo stupore di grandi e piccoli per quelle bandiere che volano in alto, sfidando i venti e la gravità.


(Nota: alcuni passi e immagini della presente pagina sono tratti da "La Bandiera", rielaborazione anastatica a cura di Lorenzo Mina del volume edito nel 1638, di Francesco Ferdinando Alfieri)